LE PANDEMIE

CORREVA L’ANNO 1976

CORREVANO GLI ANNI 2019-2021 – OPS ERRATA CORRIGE

CORREVANO GLI ANNI 2009-2011

Vorrei iniziare facendo i complimenti a Marco Pizzuti per le sue doti di chiaroveggente, perchè ha scritto un libro prevendendo il futuro. Proverò a narrare qualcosa del suo bellissimo libro, che consiglio a tutti di acquistare, dal Titolo Scoperte mediche non autorizzate.

Andiamo con ordine

Marco Pizzuti Racconta

Nel 1976 cinque soldati americani di Fort Dix nel New Jersey si ammalarono d’influenza e uno di loro morì dopo avere svolto lavori pesanti contro il parere medico. Gli epidemiologici segnalarono la possibilità che ci fosse il focolaio di una nuova epidemia e David Spencer, l’allora direttore del CDC, si spinse a prevedere un’immissione pandemia influenzale peggiore di quella spagnola del 1918. La sua intenzione era probabilmente ottenere la stessa attenzione e visibilità che le istituzioni sanitarie e di ricerca avevano avuto nel corso di precedenti epidemie. Spencer mise comunque in allerta tutti i presidi sanitari e fece approntare una centrale da cui dirigere le operazioni ventiquattrore su ventiquattro. Incurante del panico che avrebbe scatenato, la soprannominò “centrale di guerra” e diffuse la notizia che il virus proveniva dai maiali (da cui il nome di “influenza suina”.

Interrompo la narrazione e vediamo se si trova un’analogia con le seguenti dichiarazioni del Capo della protezione civile il 29 marzo 2021

Torniamo al racconto di Pizzuti del 1976

Per arginarlo era necessario, a detta di Spencer, una vaccinazione di massa, che ottenne l’appoggio del Congresso. Il presidente Ford lanciò un drammatico appello per convincere ogni uomo, donna e bambino a sottoporsi alla profilassi, nonostante ancora non fossero stati segnalati casi di suina.

Le prime sperimentazioni sui vaccini dimostrano però che il 20-40% dei soggetti coinvolti manifestavano pesanti effetti collaterali, alcuni potenzialmente letali e le compagnie di assicurazioni ritirarono il loro appoggio. Temendo uno scandalo i membri del Congresso non misero neppure ai voti il disegno di legge sul programma di vaccinazione che avevano già presentato.

Spencer, che vedeva la sua reputazione messa in gioco, insistè sul pericolo suina e diramò l’ordine di ricercare qualunque sindrome somigliasse all’influenza, dal Messico all’Alaska. Per non smentire il precedente allarmismo, doveva trattarsi di una sindrome sconosciuta e pericolosa, meglio se aveva già fatto qualche vittima. La prima buona occasione si presentò con alcuni casi di polmonite a Philadelphia che fecero scattare subito l’allerta, debitamente dal New York Times. Il Congresso ripescò il vecchio disegno di legge, l’approvò in pochi giorni e Ford lo firmò. Tutta le prove che i malati di Philadelphia avessero effettivamente contratto l’influenza suina erano talmente artefatte che nessun medico si assunse la responsabilità di confermare la tesi.

La profilassi, però, era già stata avviata in Ottobre e 43 milioni di persone furono vaccinate. I risultati non si fecero attendere: si registrarono 600 casi di paralisi e 74 morti come conseguenza dell’inoculazione. Il CDC tentò di minimizzare attribuendo i decessi ad altre cause, ma la situazione sfuggì di mano e David Spencer (Sencer per wikipedia) perse il posto.

Ecco il volto di ha fatto i danni sopracitati

Nel frattempo i cittadini erano stati sottoposti a un trattamento inutile, anzi per molti nocivo, perchè le istituzioni si erano fatte manipolare dall’ambizione di qualche funzionario e avevano ceduto al panico. L’unica a trarre guadagno dalla situazione fu Big Pharma, che mise sul mercato milioni di dosi di trattamento assicurandosi in pochi mesi entrate stratosferiche.

UNA VOLTA NON BASTA: LA SUINA NEL 2009

Trentatrè anni dopo il bluff del 1976, l’influenza suina tornò a creare il panico, questa volta a livello mondiale. Alcuni focolai segnalati in Messico nell’Aprile del 2009 vennero interpretati dalle autorità sanitarie come l’inizio di una nuova, terribile epidemia. Gli esperti spiegarono che i sintomi sarebbero stati del tutto simili a quelli di una comune influenza stagionale: febbre alta (sopra i 38 gradi), stanchezza, sonnolenza, malessere generalizzato, mancanza di appetito, mal di gola, nausea e diarrea. Questa volta l’allarme aveva tutte le carte in regola per scatenare il panico e indurre milioni di persone a prendere il vaccino.

Tra le voci discordanti ci fu quella della giornalista scientifica Jane Burgermeister, che da tempo lavorava per testate di spicco come Nature, il British Medical Journal, il Guardian e l’Observer. L’8 aprile 2009 presentò una denuncia penale congiunta contro la Baxter. A suo parere, la temuta pandemia suina non era affatto grave come dichiarato dai governi, dai media e dall’OMS, poichè il virus era in realtà più debole della comune influenza.

Ma soprattutto voleva richiamare l’attenzione su un episodio passato quasi inosservato. Nel febbraio 2009, nel laboratorio di Orth an der Donau della Baxter, 72 chili di preparato vaccinale contro l’influenza stagionale furono contaminati “accidentalmente” con il virus dell’aviaria, dopodichè vennero inviati in 16 laboratori di 4 Paesi diversi. Solo un tecnico ceco, vedendo le sue cavie morire, se ne accorse e lanciò l’allarme. Secondo Burgermeister, il livello di sicurezza di Orth an der Donau era tale da escludere a priori l’ipotesi di un incidente: la Baxter l’avrebbe provocato deliberatamente per diffondere, attraverso il vaccino stesso, virus vivi di aviaria e scatenare un’epidemia che avrebbe indotto chiunque a vaccinarsi con il suo Tamiflu. La Baxter, responsabile della diffusione del virus, sarebbe stata la prima a intascare profitti da capogiro. Solo la denuncia imprevista del tecnico ceco aveva impedito il contagio e, nell’ipotesi di Burgermeister, Big Pharma, ha poi ripiegato su un’altra alternativa: la suina.

Sulla vicenda non venne mai aperta alcuna inchiesta seria, neppure dopo la denuncia di Burgermeister, e tutto fu archiviato nel settembre 2009, nel silenzio degli organi di informazione. L’unica conseguenza concreta fu il licenziamento della giornalista, che perse ogni possibilità di lavorare per le riviste con cui aveva collaborato fino a quel momento

Jane Burgermeister: la dura vita dei giornalisti non allineati al sistema

Nel frattempo il panico della suina stava dilagando: da aprile istituzioni e mass media iniziarono un bombardamento quotidiano su ogni caso sospetto di influenza. Per mesi e mesi, giorno dopo giorno, dalla mattina alla sera continuarono a divulgare drammatiche notizie sulle vittime della nuova micidiale epidemia. L’esagerato clima di allarmismo provocò la psicosi collettiva e la vaccinazione diventò una necessità. Cominciò così una corsa contro il tempo dei governi per accaparrarsi milioni di dosi dell’ultimo miracoloso preparato di Big Pharma.

L’OMS passò senza motivazione apparente dal livello di allerta 3 al 4, al 5 in una rapida escalation che culminò nel giugno 2009 con il 6. Era il massimo grado possibile, uno stato di emergenza che avrebbe autorizzato persino a imporre le vaccinazioni obbligatorie a tutta la popolazione. Eppure si contavano meno vittime di quelle della normale influenza stagionale, per esempio, in Italia in novembre solo lo 0,0038 per cento dei malati moriva, contro lo 0,2 per cento dell’influenza normale.

La stessa OMS in ottobre aveva riconosciuto che i dati certi erano molto pochi:” In tutto il mondo sono stati eseguiti solo poco più di 10.000 test per verificare il virus responsabile del contagio. Non sappiamo quanti di questi test siano risultati positivi per l’A/H1N1, ma dato che il test è ritenuto poco sensibile nel diagnosticare correttamente il virus imputato, si sa che è stato sospeso e attualmente non viene più utilizzato per la diagnosi laboratoristica”. Ma se non esisteva un test certo per distinguere l’influenza stagionale dalla suina, quanto potevano essere affidabili le statistiche stilate in quel periodo? Il rischio evidente era di fare ricadere i casi di influenza stagionale alla voce suina, andando ad accrescere uno stato di panico autoalimentato.

Nota: Un’analogia sulla presunta inaffidabilità dei dati sulle positività al Covid la solleva la corte Austriaca che si è pronunciata sui tamponi, come riporta Affaritaliani.it

Ma per Draghi, Speranza e l’intero governo la corte austriaca è piena di complottisti

Segue Marco Pizzuti

Già nel maggio del 2009 il vicedirettore Generale dell’OMS keiji Fukuda aveva dichiarato che “i casi di influenza certificati da test in laboratorio sono 79 e solo 7, tutti in Messico, si può dire con sicurezza che abbiano avuto un esito letale determinato esclusivamente dalla nuova influenza”. Analogamente a quanto era già accaduto nel 1976, la minaccia dell’influenza suina si stava rivelando una montatura senza fondamento. Questa volta però la popolazione si era mostrata meno impressionabile, e persino i medici sollevarono molti dubbi sulla velocità dei test e la sicurezza del vaccino, soprattutto per la presenza dell’eccipiente MS59, che contiene squalene e una piccola dose di mercurio. In un infuocato intervento in Parlamento polacco del 17 novembre 2009, il ministro della salute Ewa Kopacz definì il vaccino una vera e propria truffa ordita ai danni dei cittadini e accusò i governi che lo avevano acquistato di fare esclusivamente gli interessi di Big Pharma. La prima vittima sospetta italiana (le autorità italiane dichiararono che si trattò di una coincidenza, poichè la causa ufficiale della morte fu un infarto) a seguito del vaccino risale allo stesso mese di novembre e si andò ad aggiungere ai 190 decessi già avvenuti nel mondo.

Il 17 giugno 2010, il deputato inglese Paul Flynn presentò un rapporto all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa in cui concludeva che l’influenza suina e l’allarme della pandemia erano stati fabbricati dall’OMS e dalle compagnie farmaceutiche per mere ragioni di profitto. “Il muro che dovrebbe esistere tra gli interessi commerciali dell’industria farmaceutica e gli scienziati è stato sfondato” ha dichiarato Flynn. “Sappiamo che a guadagnarci sono state le cause farmaceutiche, che hanno avuto un’influenza notevole nel definire la pandemia”.

Anche il British American Journal pubblicò un imbarazzante articolo sull’epidemia suina in cui vennero riportate le critiche, i dubbi e le accuse di conflitti di interesse tra OMS e Big Pharma. Nel 2010 la campagna vaccinale terminò improvvisamente e in sordina di fronte al dilagare delle proteste. Non ci fu quindi alcuna conseguenza legale e nessuna seria inchiesta sulla vicenda. Per fortuna la scarsa adesione popolare al programma di vaccinazione evitò il peggio, ovvero gli effetti collaterali di una profilassi inutile. Big Pharma era comunque riuscita a incassare profitti di centinaia di milioni di dosi vendute alla sanità pubblica. Solo in Italia si comprarono 24 milioni di dosi per una spesa di 168 milioni di euro più Iva, mentre a livello globale i governi stanziarono 10 miliardi di euro che sono finiti nelle casse di Big Pharma. Il vaccino è stato poi utilizzato solo in minima parte e l’influenza A, nel suo complesso, ha provocato circa 18.500 decessi in tutto il mondo contro i 250 – 500.000 attribuibili ogni anno all’ordinaria influenza stagionale. Il comitato d’urgenza nominato dall’OMS per fronte alla “pericolosa” pandemia suina era composto da 16 super esperti. La maggior parte dei suoi membri risultò poi essere in una situazione di conflitto di interessi a causa di attività di collaborazione con l’industria del farmaco. All’epoca dei fatti, la moglie del ministro italiano della salute Maurizio Sacconi era la direttrice di Farmaindustria. Nel 2006, inoltre, è divenuto esecutivo il Public Readiness and Emergency Preparedness Act, un atto normativo americano che garantisce l’immunità giuridica (e quindi nessuna garanzia di risarcimento danni per la popolazione) ai produttori di farmaci in tutti i casi di emergenza, come una pandemia.

Da quanto narrato da Marco Pizzuti, quante analogie ci sono con il Covid – 19? L’autore ha fatto un grande lavoro e consiglio a tutti l’acquisto del suo libro “Scoperte mediche non autorizzate”: poi ognuno è giusto che si faccia la propria idea.

Di seguito la copertina

Ewa Kopacz, ministra della Salute del Governo Polacco nel 2009, si è rivelata una donna preparata e lungimirante (una donna che ha fatto gli interessi del suo popolo).

Ewa Kopacz Ministro della Salute Polacco nel 2009

Ecco cosa ha fatto

Il governo polacco non si è fatto infinocchiare.

Purtroppo la Polonia fu colpita da un gravissimo lutto nel 2010 con la caduta dell’aereo dell’aeronautica militare nazionale con a bordo il Presidente della Repubblica Polacca e moltissime altre persone.

I dettagli al link

https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_del_Tupolev_Tu-154_dell%27Aeronautica_Militare_Polacca_del_2010#Deputati

A conferma di quanto racconta Marco Pizzuti, di seguito un filmato che di fatto non contraddice quanto raccontato dallo scrittore, ma aggiunge informazioni altrettanto interessanti.

Non ricordo nella mia vita di aver mai letto su alcun giornale del main stream di un dirigente di Big Pharma che sia stato arrestato e condannato per un vaccino che anzichè salvare il paziente ne abbia causato la morte, nè ho mai letto di un esponente di governo che sia mai andato in galera per aver comprato un vaccino che ha fatto morire una o più persone.

Probabilmente sono uno che legge poco.

Vaccino Covid – 19 obbligatorio per i sanitari: evito di dire sproloqui, ma l’immagine che segue dovrebbe indurre chi legge a porsi delle domande

Se fossimo in un film il titolo sarebbe 007 LICENZA DI UCCIDERE, ma non siamo in un film e non ne capisco il senso.

Mi sembrava che una volta il nostro codice penale perseguisse gli omicidi come uno degli atti più vili che un essere umano potesse cagionare ad un altro essere umano, sia esso omicidio colposo, doloso o preterintenzionale, a meno che……

….. non siamo forse precipitati in una dittatura??

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: